Abisso.
L’amore esiste.
Chi è deluso dice di no, fa finta di non crederci ma c’è, magari ce l’ha davanti gli occhi e non se ne accorge.
Io nell’amore ci credo, ma non ci spero, perché tanto ormai pensano quasi tutti a divertirsi e non conoscono il brivido di una carezza, di un ti amo, di uno sguardo.
Dicono che non esiste perché conoscono solo la volgarità di un corpo, e non la poesia che racconta.
L’amore esiste.
Sono le persone che amano che stanno scomparendo.
Dall’ask Federica Maneli (via stobeneanchesetuttovamale)
Pasquale era un giovane ragazzo napoletano, che lavorava come cameriere nel ristorante di un lussuoso hotel di Capri, che affaccia sul mare.
Era costretto a guadagnarsi da vivere da solo, senza l’aiuto di nessuno.
I genitori erano morti qualche anno prima in un incidente stradale, e da quel giorno Pasquale non credeva più a niente, più a nessuno, solo al mare.

Diceva sempre che il mare è la cura contro ogni male, bastava cambiare una consonante e passare dal male al mare, aggiungere poi una vocale per passare ad amare.

Dentro non gli scorreva sangue, ma acqua salata, che sulle ferite interne bruciava di più, ma che comunque aiutava a cicatrizzarle.
Intelligente com’era poteva aspirare a diventare qualcuno di importante: molti, vedendo le sue innate capacità gli offrirono posti di lavoro di un certo spessore, e soprattutto ben pagati.
Lui rifiutava sempre.
«È bellissimo poter guardare il mare mentre si lavora.» rispondeva.
Gli bastava questo nella vita, servire pesce mentre puntava gli occhi sulla distesa blu.
Ogni anno, lì in quell’hotel, Amalinde trascorreva le vacanze estive, una donna bellissima con occhi che sembravano gabbiani in volo.
Pasquale la guardava ed era strano come quella ragazza riusciva a fargli distogliere lo sguardo dal mare.
Amalinde, riusciva a stregarlo, con i suoi movimenti leggeri, così graziata e composta, come una bambola di porcellana.
Ogni mattina le faceva portare un croissant alla nutella, il caffè macchiato come lo prendeva sempre lei, e una rosa blu con un bigliettino, “Good morning my Siren” “Buongiorno mia sirena”.
Il giorno in Pasquale le chiese di sposarlo erano su una barchetta scricchiolante, davanti la luna e le stelle che si riflettevano sull’acqua scura.
Le prese la mano, la baciò, e disse
«Ti ho scritto una poesia, posso leggertela?»
Lei annuì.
«Mi sono sforzato di scriverla in italiano eh! Allora leggo.. » si schiarì la voce.
Tirò fuori il foglietto stropicciato dalla tasca del pantalone.
Era buio, e non si vedeva niente.
«Ti guardavo da lontano,
eri bella,
come il mare?
Di più.
Ti guardavo,
e perdevo le parole ,
come sassi nell’oceano.
Adesso che finalmente sei qui,
e posso guardarti da vicino,
e stringerti la mano,
io,
l’uomo più felice del mondo,
e forse il più fortunato,
volevo dirti,
anche adesso,
qui,
davanti al cielo,
Vuoi sposarmi?”

La sapeva a memoria.
Lo baciò.
Lacrimava, forse per la prima volta in vita sua.
E quel giorno, il cielo stellato si mise vergogna difronte così tanta bellezza.
E il mare tacque, senza parole.

Il problema arriva quando ti convinci di non meritare di essere felice.
(via expansivesunflower)
Noi dobbiamo sempre essere noi stessi. Tranne a scuola, altrimenti mettono la nota. O a casa, perché abitiamo sotto lo stesso tetto di nostro padre, e ci sono regole. E nei luoghi pubblici, perché abitiamo in una società e ci sono leggi da rispettare.
Ilmareditroppo | Joy Musaj (via ilmareditroppo)
schiumadinchiostro:

CREPO DIO SANTO AHAHAHAH.

schiumadinchiostro:

CREPO DIO SANTO AHAHAHAH.

Lana del rey non è una depressa, semplicemente lei dice cantando come va seriamente la vita e non ti illude con le solite stronzate.

(via laragazzadagliocchiverdesperanza)

-

(via alicenelpaesedegliorrori)

la amo per queste, mbè!

(via sopravvivomanondimentico)
Siamo come dei libri, la maggior parte della gente vede solo la nostra copertina. Nel migliore dei casi, legge l’introduzione. Molti si affidano alle critiche di altri. Ma la cosa certa è che ben pochi di loro conoscono veramente le nostre storie.

(via tipresentoilmioblog)

reblog infinito

(via sopravvivomanondimentico)
L’adolescenza è il momento in cui bisogna scegliere tra vivere e morire.

-Hafid Agg (via laragazzachecercavalasalvezza)

E io ho scelto morire.

(via demonineimieiocchi)

Morire

(via -creep-)